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Disturbi del comportamento alimentare

  • Immagine del redattore: Dott.ssa Dora Cocumazzi
    Dott.ssa Dora Cocumazzi
  • 22 feb 2016
  • Tempo di lettura: 4 min

I disturbi del comportamento alimentare comportano gravi ripercussioni sullo stato nutrizionale e possono essere tali da causare un’alterazione anche grave delle funzioni fisiologiche dell’organismo. Poiché si tratta di un problema molto complesso, il loro trattamento impone un approccio multidisciplinare con una stretta collaborazione tra personale con competenze psichiatriche e personale con competenze nutrizionali.

Lo scopo primario del trattamento dei disturbi del comportamento alimentare è il recupero del peso e di sane abitudini alimentari, infatti, recuperare le normali condizioni nutrizionali è fondamentale non solo per il recupero dello stato di salute generale, ma anche per successo della psicoterapia poiché gli effetti psicologici del deperimento come la diminuzione della capacità di concentrazione e di pensiero non favoriscono la partecipazione a una psicoterapia.

I programmi di riabilitazione nutrizionale si differenziano in base al disturbo da trattare (anoressia, bulimia, disturbo da alimentazione incontrollata) e in base alla gravità dello stesso.

Il quadro nutrizionale dei pazienti affetti da disturbi del comportamento alimentare è molto vario ed è certo più grave nell’anoressia nervosa e nelle pazienti che sono comunque sottopeso con complicanze che possono riguardare tutti gli organi e apparati dell’organismo.

Alcuni sintomi caratteristici sono: la fragilità delle unghie, la caduta dei capelli, l’alterazione del ritmo mestruale (dovuto ad un’alterazione dei livelli plasmatici degli ormoni dell’asse ipofisi-gonadi).

Nel complesso si nota la progressiva riduzione del volume degli organi viscerali, del muscolo scheletrico e della massa ossea. La funzionalità muscolare è alterata non solo per i muscoli scheletrici ma anche in riferimento al muscolo cardiaco. Si possono riscontrare gravi danni all’apparato scheletrico, in particolare un basso apporto di calcio nell’età adolescenziale può interferire con il processo di maturazione della matrice ossea e favorire l’osteoporosi, che rappresenta una complicanza a distanza dell’anoressia nervosa, con conseguente aumentato rischio di fratture.

Il primo passo da compiere nella terapia nutrizionale riabilitativa della paziente anoressica è una valutazione clinico - nutrizionale che consenta di valutare la composizione corporea e lo stato di salute generale in modo da individuare la terapia adeguata.

Nell’anoressia nervosa l’intervento terapeutico è di difficile attuazione se il paziente non è motivato a un percorso di guarigione, per cui è importante stabilire un rapporto di chiarezza e fiducia tra paziente e team terapeutico, il cui fine deve essere quello di recuperare un buono stato di salute e non di recuperare peso, in modo da favorire l’accettazione di un programma di rialimentazione.

La prescrizione dietetica deve essere successiva al controllo almeno parziale dei sintomi. E’ importante iniziare con un apporto calorico limitato, sia perché il digiuno prolungato e la perdita di peso determinano una riduzione della capacità metabolica impedendo l’utilizzazione di elevati carichi calorici, sia a causa della deformazione dell’immagine corporea che rende inaccettabili programmi troppo spinti di rialimentazione. Alcune strutture, inoltre, prevedono la possibilità di pasti assistiti con personale specializzato, al fine di recuperare il contatto con il cibo.

Nel caso in cui si presentino delle difficoltà nell’affrontare da soli la terapia o quando ci sia una situazione di scompenso metabolico e nutrizionale tale da temere per la vita del paziente, diventa indispensabile il ricovero in ambiente ospedaliero specializzato e il ricorso alla Nutrizione Artificiale, alla quale è importante tentare di associare anche l’assunzione diretta di cibi perché il paziente si riabitui a recepire il sapore dei cibi, masticare, inghiottire, digerire e assorbire i vari alimenti.

Nel caso della bulimia nervosa (BN) e nel disturbo da alimentazione incontrollata (DAI), il programma di riabilitazione può essere, in genere, svolto ambulatorialmente.

Anche nella BN e nel DAI la terapia nutrizionale s’impone, perché in genere i pazienti tendono a ridurre o annullare i pasti normali per compensare gli effetti delle crisi bulimiche, causando carenze di indispensabili elementi nutritivi. Il paziente va riportato subito a una nutrizione normale nei tre pasti principali, evitando spuntini intermedi che in genere scatenano le crisi bulimiche.

Il trattamento del DAI crea particolari problemi in dipendenza del fatto che l’approccio cognitivo - comportamentale è efficace sui sintomi psichici della malattia, ma non su quelli fisici, in particolare sull’aumento del peso, che può raggiungere nel tempo livelli molto elevati e causare sviluppo di sindrome metabolica (diabete, ipercolesterolemia, ipertensione). I pazienti chiedono sempre per prima cosa di eliminare questi aspetti fisici della malattia, e tuttavia finché i disturbi psichici non sono affrontati e risolti quelli fisici non sono in alcun modo correggibili. Pertanto dopo che, grazie all’intervento terapeutico, si sia ristabilito un sufficiente grado di controllo del cibo, sarà necessario un trattamento dietetico ipocalorico che abbinato a un’adeguata attività fisica favorisca il calo ponderale.

Di particolare aiuto nel trattamento dei disturbi del comportamento alimentare è il diario alimentare, una forma di automonitoraggio attraverso il quale il paziente ha la possibilità di acquisire una maggiore consapevolezza riguardo alle scelte alimentari, alla quantità e qualità dei cibi assunti e alle sensazioni a essi associati, inoltre il diario alimentare fornisce al gruppo terapeutico indicazioni sullo stato del percorso di riabilitazione nutrizionale.

La remissione dei sintomi e il recupero del peso rappresentano il primo passo del percorso riabilitativo che potrà essere affrontato con maggiori probabilità di successo attraverso l’acquisizione della giusta motivazione e della consapevolezza del problema.

I disturbi del comportamento alimentare, come anoressia e bulimia nervosa, sono in aumento fra i bambini e gli adolescenti e la diffusione di queste patologie, tipiche dei paesi industrializzati, è costantemente in crescita anche nella popolazione adulta. Considerando sempre valido il concetto che prevenire è meglio che curare è auspicabile l’intervento delle istituzioni al fine di promuovere campagne di educazione alimentare in modo da sviluppare una sensibilità e una coscienza del cibo che ci permetta, attraverso la conoscenza di ciò che ci serve e in che misura ci serve, di mangiare senza sensi di colpa trovando un modo equilibrato di gustare un piacere così naturale.


Via Napoli, 7
71122 Foggia

 

DORA COCUMAZZI


Biologa Nutrizionista

Tel: 347.7975459

email: stefydora@hotmail.it

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